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Ladies and gentlemen, cent'anni fa il mio Manifesto elencava fra i suoi punti fondamentali: energia e temerarietà; audacia e ribellione; schiaffo e pugno; bellezza della velocità; distruzione dei musei eccetera; guerra sola igiene del mondo. Ora, io non sono nessuno per stabilire se il Futurismo abbia avuto o meno un valore assoluto; ma mi sento di dubitare che possano aver senso tutte queste celebrazioni. Per dire, nell'Italia di oggi nemmeno un autore quindicenne avrebbe il coraggio di scrivere ò e à come faceva Palazzeschi per significare ho o ha; figuriamoci se qualche scrittore adulto avrebbe l'ardire di sbriciolare la grammatica, usare ogni verbo all'infinito e giustapporre aggettivi semaforici, onomatopee e segni matematici per trasvalutare la sintassi. Si festeggia perchè è trascorso un secolo, ma è stato utile ? Usando come misura i punti fondamentali del mio stesso Manifesto, mi pare che quegli stessi italiani che si sono accalcati all'ingresso delle mostre retro-futuriste fossero in realtà altrettanti molli passatisti. Nessuno temerario a sufficienza da entrare ostentatamente, che so, senza biglietto o in mutande; nessuno audace abbastanza da sfregiare con un temperino non dico le opere esposte, ma almeno i cartelloni pubblicitari; schiaffi e pugni neanche l'ombra; altro che velocità, riescono a far arrivare in ritardo persino la Freccia Rossa; frequentano con sussiego musei, biblioteche e accademio, ma solo se costretti; la guerra, nemmeno per idea. Nè voglio considerare i trascurabili risultati conseguiti dall'arte e dalla letteratura italiane negli ultimi cinquant'anni; mi concentrerò sull'unico strumento di certificato progresso culturare, il televisore. Residui di futurismo inconscio sono nel pubblico della "Corrida" che fa grande sfoggio di pentole e campanacci ma tremate allo strabordante passatismo del primo canale: al sabato sera - la gara di ballo ! La gara di ballo imperversa nella nazione alla quale nel 1914 rivolsi Abbasso il tango e Parsifal! chiedendo espressamente: "Vi pare dunque molto divertente guardarvi l'un l'altro nella bocca e curarvi i denti estaticamente l'un l'altro, come due dentisti allucinati ? Vi pare dunque molto divertente inarcarvi disperatamente l'uno sull'altro per sbottigliarvi a vicenda lo spasimo, senza mai riuscirvi ? O fissare la punta delle vostre scarpe, come calzolai ipnotizzati ?" Inutile, sul primo si continua a ballare, e qualsiasi canale mi mostra le tracce del passatismo più bieco che condannai all'alba del secolo. Potrei citarmi parola per parola. Se incoccio la pubblicità," rimbalzano i capricci femminili e le prodigalità dei bambini sull'apoplettica cocciutaggione dei padri avari". Se mi azzardo a seguire una fiction o ad ascoltare il Festival di San Remo, ecco che "tutti soffrono, si deprimono, si esauriscono, incretiniscono, in nome di una divinità spaventosa da rovesciare: il sentimento" Di futurista in Italia è rimasto soltanto Josè Mourinho. Il suo celebre proclama della prostituzione intellettuale dei cronisti sportivi fu tratto pari pari da quello di Carrà e Boccioni sulla pittura: "Le esposizioni, i concorsi, la critica superficiale e mai disinteressata condannano l'arte italiana all'ignominia di una vera prostituzione !" Per tacere della politica: nel 1913 scrissi che il nostro programma futurista avrebbe sconfitto "Repubblica, popolo sovrano, internazionalismo pacifista, antimilitarismo, anticlericalismo, mediocrazia e scetticismo, senilismo e moralismo, demagogismo, culto delle rovine e dei monumento, positivismo razionalista e ideale di un'Italietta borghese, tirchia e sentimentale" Non potevo saperlo, ma non sopportavo il Pd cent'anni prima che lo fondassero. Infine, la fregatura sublime fu scrivere: " I più anziani di noi hanno tren'anni. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e validi di noi ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo !" Lo desideravamo eccome, ma chi è venuto dopo di noi ci sottrae al nostro cestino e ci eleva su un piedistallo. L'Italia non ci ascolta, ma ci celebra e ci festeggia: siamo passati invano Gurrado, immaginando un discorso di Marinetti redivivo
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